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pensare alla rovescia

Κοινότητα Hurriya, storia della repressione di un sogno

Lorenzo Velotti

Κοινότητα Hurriya

Finito il Nobordercamp, leviamo le tende e decidiamo di trasferirci nel pieno centro di Thessaloniki, in un edificio di otto piani abbandonato da anni, così come lo sono migliaia di altri nella stessa città, in tutta la Grecia e in ogni angolo d’Europa.

A Thessaloniki, mentre migliaia di edifici giacciono inutilizzati e in stato di abbandono, altrettante migliaia di profughi (circa 35.000) vivono da mesi in tenda – una per famiglia – in campi militari (i cosiddetti relocation center) ai margini della città, circondati da filo spinato, costretti a mangiare invariato cibo occidentale, a liberarsene esclusivamente grazie ai bagni chimici, senza alcuna presenza di docce, e dunque senza igiene. Come se non bastasse, non possono svolgere alcuna attività: gli adulti non hanno permessi per lavorare e i bambini possono andare a scuola solo in quei campi dove i volontari, spesso con l’aiuto dei profughi stessi, sono riusciti a crearne una.

È questa la rabbrividente contraddizione che ha mosso il nostro agire e che ci ha dato la forza di violare il sacro principio della proprietà privata. Continue reading

La più assurda settimana nella storia della Turchia

Berke Alikasifoglu

Un colpo di stato, una purga ed uno Stato di Emergenza.

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La scorsa settimana (la notte del 15 Luglio ndt) ha rappresentato un punto di svolta per la moderna Turchia: una frazione dell’esercito ha compiuto qualcosa d’impensabile nella nazione di Erdoğan, un tentativo di colpo di Stato. Sembra che il golpe sia infine fallito per la sollevazione popolare invocata dal presidente, ma è tutto come appare? Molti aspetti di quanto accaduto risultano infatti per lo meno discutibili, specialmente per quanti hanno vissuto o studiato il colpo di Stato del 1980. Continue reading

Liberi di volare

Luca Cigna

La nostra esperienza in terra ellenica assume una forte connotazione politica con la visita di due detention center, ovvero i campi governativi gestiti dall’esercito dove sono rinchiusi i migranti non classificati come rifugiati politici. Chiamarla visita, purtroppo, è un eufemismo, dal momento che l’ingresso in questo tipo di campi è vietato a tutti gli esterni, compresi volontari e giornalisti.

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Nei Relocation Center non tutto è perduto

Lorenzo Velotti

Questa mattina ci siamo mossi dal No Border Camp, con una carovana di autobus, macchine e caravan, per andare a visitare il campo di “Kavala – Serres”, uno dei tanti relocation center presenti nella zona di Salonicco. Si tratta dei campi governativi dove i migranti sono stati portati dopo lo sgombero di Idomeni e sono oggi in attesa di ricevere una risposta sulla loro richiesta d’asilo, nonché di una “ricollocazione” presso un altro paese dell’Unione Europea.

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Voci Migranti

Lorenzo Velotti

Oggi, 16 luglio 2016, alle ore 6.00, Luca Cigna, Benjamin Fishman, Lorenzo Lonardi ed io siamo partiti da Milano a bordo di una Citroen C3 rossa, con l’obiettivo di arrivare nel minor tempo possibile nell’area di Salonicco (dove attualmente si trovano circa 30.000 migranti).

La rotta prescelta è quella balcanica, simile a quella che decine di migliaia di migranti hanno fatto nel senso opposto, e altrettante decine di migliaia aspettano di fare.

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Cristo si è fermato a Idomeni

Luca Cigna

Ad appena 1281 chilometri da casa mia si trova Idomeni. Piccola cittadina di frontiera ubicata nel Nord della Grecia, Idomeni è finita nel 2015 sotto gli occhi del mondo intero perché trasformata, suo malgrado, in un vero e proprio collo di bottiglia del flusso migratorio balcanico, arrivando a ospitare, nella sua immensa distesa di tende, polvere e fango, una popolazione complessiva di circa tredicimila persone.

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Guardare Napoli pensando a Milano

Giorgio De Ambrogio

Domani i cittadini milanesi saranno chiamati ad eleggere il loro nuovo sindaco. Chiunque entrerà a Palazzo Marino aprirà un nuovo capitolo della storia politica della città, chiudendo quello intenso ma soprattutto breve dell’amministrazione arancione.

Pisapia ha saputo amministrare con efficienza la città, ma il modello Milano ha mostrato tutta la sua fragilità nel momento più delicato, svelandosi incapace di attrarre larghe fasce di cittadinanza attiva nella costruzione di un soggetto politico. Del movimento che portò in piazza migliaia di persone alla chiusura della campagna del 2011 restano timide tracce in qualche lista a sostegno di Beppe Sala, e tutto il resto è spartito tra altre candidature e (soprattutto) nell’incertezza di molti. Continue reading

Francia, una notte per la democrazia?

Silvia Rizzotto

Martedì 10 maggio, il governo francese di Manuel Valls – terzo della burrascosa legislatura di Hollande iniziata nel 2012 – ha deciso di ricorrere all’articolo 49-3 della Costituzione al fine di adottare alla Camera la Loi du Travail, detta anche Loi El Khomry, dal cognome dell’attuale ministro del lavoro.

Più volte è stata sottolineata la somiglianza della legge sul lavoro proposta da Valls con il Jobs Act voluto da Renzi in Italia e approvato nel corso del 2014. La Loi du Travail consentirebbe infatti, tra le altre cose, di effettuare licenziamenti con più facilità a favore dei datori di lavoro. La legge prevede anche uno snellimento delle procedure di assunzione, ma in un paese dove la disoccupazione tocca il 10, 3% e, tra i giovani, il 24 %, tale misura è di relativo interesse (Dati INSEE, quarto trimestre 2015). La legislazione francese in materia del lavoro, considerata fino ad oggi una delle più favorevoli per i lavoratori, viene così snaturata. Il ministro del lavoro Myriam El Khomry ha dichiarato di amare sia i sindacati che il business e ha presentato la riforma come un passo essenziale per superare la situazione di crisi del paese. Tuttavia, è proprio la discussa legge sul lavoro ad essere diventata l’emblema di questa crisi, in primis politica e sociale, oltre che economica. Continue reading

La signora Anna

Giulia Cervone

La Signora Anna è la fata del giardino di via San Leonardo. Ma forse la vera santa di Bologna è lei perché «aiutare gli altri non costa nulla». È la prima cosa che mi ha detto quando l’ho incontrata.
Ha 88 anni ma col suo vestito a fiori e i capelli scompigliati, seppur apparentemente curati, sembra ancora una ragazzina: è sempre in movimento. Continue reading