“Loro sono atei?”

La casa editrice Einaudi nel 1967 dà alle stampe la prima edizione mondiale di Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Nella sezione introduttiva, l’editore pubblica anche due note autobiografiche dell’autore, scritte da Bulgakov in persona, e che sono preziose in quanto, soprattutto all’epoca, poco e nulla si sapeva della sua vita. Riportiamo qui le prime righe in traduzione italiana:

 “Sono nato a Kiev nel 1801. Ho studiato a Kiev e nel 1916 mi sono laureato con lode in medicina, ottenendo la qualifica di medico condotto. Il destino si volse in modo da non farmi godere a lungo della lode e della qualifica. Una notte, nel 1919, nel cuore dell’autunno, mentre viaggiavo su un treno sgangherato, alla luce di una candeluzza infilata in una bottiglia di petrolio vuota, scrissi il primo breve racconto. Nella città dove mi condusse il treno portai il racconto alla redazione d’un giornale. Me lo pubblicarono. Poi pubblicai alcuni corsivi. Al principio del 1920 abbandonai la qualifica e la lode e mi misi a scrivere[…]. Alla fine del 1921 arrivai a Mosca senza soldi, senza niente, per restarvi per sempre[…].”

La seconda nota è più estesa e viene pubblicata da Einaudi, per la prima volta, ancora nel ’67. Contiene informazioni fino a tre anni prima della morte dell’autore, avvenuta il 20 marzo del 1940. Tutti i suoi romanzi furono pubblicati più di vent’anni dopo questa data.
Siamo a conoscenza inoltre, di una lettera scritta da Bulgakov in risposta al governo sovietico nel 1930, che lo intimava a scrivere come un poputčik, “un compagno di strada”. Come cita la nota all’edizione questo era il nome con cui, negli anni venti, si designavano gli scrittori sovietici di origine e ideologia “borghese”, che non avevano un atteggiamento ostile verso la rivoluzione, ma anzi ne condividevano alcuni obiettivi. Bulgakov naturalmente si oppose e continuò a respingere le critiche sovietiche, anche quando lo accusarono di aver espresso idee antirivoluzionarie nell’opera teatrale intitolata Isola purpurea. A questo proposito scriverà:

“La lotta contro la censura, quale che essa sia e sotto qualunque potere essa esista, è mio dovere di scrittore, così come lo sono gli appelli alla libertà di stampa. Io sono un fervente ammiratore di questa libertà e ritengo che se qualche scrittore pensasse di dimostrare che non ne ha bisogno, egli si renderebbe simile a un pesce che dichiarasse pubblicamente di non aver bisogno dell’acqua”.

E poco più avanti:

“Prego di prendere in considerazione il fatto che l’impossibilità di scrivere per me equivale ad esser seppellito vivo”.

Bulgakov dunque scriveva, lavorava, perché Stalin ad un certo punto lo chiamò e gli permise di svolgere la professione di regista in un teatro, ma non gli concedeva quello che per uno scrittore equivale al riconoscimento ufficiale, la pubblicazione.
L’opera di Bulgakov era venuta in odio anche all’autore stesso, perché, come egli stesso afferma, fu bruciata da lui in persona in una stufa. Egli però non si diede per vinto e produsse una seconda riscrittura, nonché una terza e una quarta, l’ultima prima della morte, poi terminata dalla moglie Elena Silovskaja. La rivista letteraria Moskva pubblicherà una versione di “Il maestro e Margherita” ovviamente censurata (sappiamo che quasi il 12 % del romanzo non venne pubblicato).

Gli scritti di Bulgakov, in realtà, già circolavano, non censurati, come samizdat. Questa parola russa ha il significato di “auto-edizione” (da сам, “solo” e здат, “pubblicare”). Nell’URSS negli anni ’50 e ’60, più verso la fine degli anni ’60, si iniziarono a pubblicare spontaneamente opere fuori dal contesto editoriale riconosciuto statalmente. Opere non ufficiali, non solo di carattere letterario ma anche filosofico, di protesta o appelli, in qualche modo ostili al governo sovietico, che spuntavano improvvisamente come funghi in tutta la Russia, anche e soprattutto all’estero. Queste erano sfuggite al controllo maniacale del governo e alla censura, proprio perché edite in proprio. Il meccanismo era molto semplice e, in questi tempi lo sarebbe ancora di più, grazie ai dispositivi elettronici che possediamo. Allora esisteva (esiste ancora?) la carta carbone. Quella carta tutta nera da un lato, e dall’altra lucida, simile per certi versi a una carta per i regali di Natale. La carta carbone si posizionava tra un foglio bianco, che stava sotto, e la copia del documento che si voleva duplicare. Ricalcando le lettere del documento interessato, posizionato appunto sulla carta carbone, si riproducevano automaticamente, sul foglio bianco sotto la carta carbone, le suddette lettere e si otteneva così una seconda copia, perfettamente identica alla prima.

Queste copie circolavano ed erano distribuite privatamente, sfuggendo all’occhio sovietico. In più i samizdat, per la loro natura mobile, effimera e poco solida, non essendo libri, ma fascicoli, erano molto ricercati, rarissimi.

“Capitava di avere in lettura un testo per una sola notte, perché la lista d’attesa era lunghissima. Allora il fortunato passava la notte in bianco, immerso nella lettura, e magari invitava gli amici a partecipare.”

Essere autore di samizdat era per questo alquanto rischioso ma ancora più in pericolo erano i poeti e gli scrittori del samizdat che, una volta scoperti, furono talora processati, incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e lager, puniti, espulsi, uccisi, persero lavoro e posizione sociale.

In una di queste forme (il romanzo circolava anche sotto forma di racconti separati attorno ai due nuclei principali: “La storia di Pilato” e “La storia del Diavolo a Mosca”) deve essere arrivato nelle mani di Einaudi. E non solo nelle sue. Una lunga querelle oppone la casa editrice Einaudi e la casa editrice De Donato sul primato editoriale del romanzo. La contesa vede coinvolta anche una traduttrice russa che ha nome Marija Olsuf’eva. Einaudi citerà in giudizio sia la casa editrice De Donato sia la Olsuf’eva perché rivendicava il diritto esclusivo alla pubblicazione. La rivista “L’Espresso” il 21 gennaio del 1968 ha pubblicato un articolo sulla diatriba intitolato “Due editori in guerra per Bulgakov”. Alla fine la sentenza diede ragione alla casa editrice Einaudi.

Riteniamoci dunque fortunati noi, che da posteri, abbiamo potuto provare il brivido mistico della lettura, grazie all’opera di alcuni editori ribelli, “non ufficiali” . Le vicende editoriali di “Il maestro e Margherita” appaiono assai controverse, quasi assimilabili a quelle che ebbe anche il romanzo “Il Dottor Zivago” pubblicato per la prima volta da Feltrinelli. Ma queste sono altre storie, altri misteri.

A voi lettori ora interessa la vicenda del romanzo, ebbene, quale sia la trama del romanzo, questo non voglio assolutamente svelarlo; in primo luogo perché non penso che sia necessario a tutti i costi “sapere subito”. I percorsi che inseguono la conoscenza sono più divertenti, se portati avanti con cautela. Anche se vi è il rischio che la curiositas, affamata, spesso mangi se stessa.

In secondo luogo perché sono sicura che, se dovessi raccontare la trama, intesa come il fitto svolgersi degli eventi, non riuscirei a stuzzicare abbastanza gli appetiti di quei lettori che, lasciatisi ingannare dal vizio di forma e inclini ad abbandonare tutto ciò di soprannaturale e di metafisico, chiuderebbero il libro alle parole: “Diavolo” e “Gesù”. Il romanzo non è un nuovo vangelo, sebbene Bulgakov sia stato scrittore apocrifo per la sua epoca, ma il tema del Bene e del Male è costantemente presente. Per Bulgakov la dialettica del reale si fonda sulla contrapposizione e sull’unità degli opposti. E le pagine sono costellate di binomi quali vita-letteratura, teatro-vita, finzione e realtà. Il diavolo che fa visita agli abitanti di Mosca sulla fine di un pomeriggio primaverile, altri non è che un mago, che affascina e distrae i cittadini, per confonderli e annientarli.

E lo stesso accadrà con i lettori del romanzo, mi auguro che vi lasciate tentare.

 

The following two tabs change content below.
Alessandra Busacca

Alessandra Busacca

Laureata in Lettere Classiche e attualmente studentessa magistrale di Editoria, culture della comunicazione e della moda. Nata a Milano nel 1993. Mi interesso di arte e letteratura, amo la pittura, il cinema, la danza e la parola scritta.
Alessandra Busacca

Ultimi post di Alessandra Busacca (vedi tutti)

FacebookTwitterGoogle+

Comments

comments