Metti una sera al café Berlin

Metti una sera al café Berlin

3 maggio 2017

Metti una sera di primavera a Milano. Invece di una birra nel suo locale abituale, il lettore volesse provare a fare qualche passo indietro nel tempo e trovarsi nel primo dopoguerra in un locale malfamato della West End di Berlino. Se il nostro lettore avesse simili bizzarri propositi, è invitato al Teatro della Contraddizione, a Café Berlin.

Nonostante sia profondamente radicato nel presente, è uno spettacolo autenticamente fuori dai giorni nostri per le scelte artistiche che il pubblico è invitato a incontrare. Quando si entra, lo spazio è da subito vivo, totale. La relazione con gli attori è immediata, diretta. Lo spettacolo si rivela subito per quello che vuole essere: un’esperienza, di quelle che appunto possono capitare una sera qualsiasi in un qualsiasi bar della Berlino del primo dopoguerra. La distanza dalle pratiche teatrali diffuse oggi sta però soprattutto nelle scelte produttive. Un cast ricchissimo per un lavoro che dura circa tre ore.

Il lavoro drammaturgico e registico di Marco Maria Linzi parte dalla vita, le opere e in definitiva il fallimento di Kurt Tucholski, controverso (e oggi poco ricordato) scrittore tedesco, principalmente satirico, morto suicida in Svezia dopo essere stato esiliato dal neo-governo nazista. Il bar diventa il palcoscenico della sua immaginazione, che abbraccia e dà parola e carne a una grottesca giostra di “storie sbagliate”. Assassine, cornuti, pazzi e puttane sono i protagonisti delle sue storie. Gli ultimi, falliti raccontati da un fallito. I personaggi sono come bambole difettose che si muovono goffe ai margini di un mondo che gridava al Superuomo. Il locale diventa il luogo dove gli avventori possono sentirsi accettati e confessare e condividere tutta la loro mostruosa umanità.

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In questo viaggio nel disagio esistenziale e sociale degli ultimi, la caratterizzazione antirealistica e ipergrottesca dei personaggi rischia di impedire al pubblico di empatizzare. A causa della monotonia del ritmo, i personaggi diventano strazianti e faticosi da ascoltare. Ma questo contatto così difficile potrebbe essere una scelta legittimamente voluta, perché in effetti fu già la società del loro tempo a rifiutarli e marginalizzarli. Rimane, in questo modo su un piano più intellettuale e letterario, l’amore che sgorga dalle parole del personaggio di Tucholski e del suo servitore alter-ego.

La parola in certi tratti si fa pesante, ricalca ciò che già la recitazione e la relazione degli attori con il pubblico portano avanti: l’avvento del nazismo, la morale, o meglio le morali finali, appaiono in realtà passaggi e segni pleonastici rispetto a un lavoro che aveva già ben instillato inquietudine nel pubblico, impedendo forse una più libera rielaborazione di un materiale drammaturgico così ricco.

Al di là delle critiche e dei dubbi che un lavoro così complesso e stratificato inevitabilmente può suscitare, Café Berlin rimane un lavoro necessario per l’oggi. Un lavoro profondamente politico e quindi teatrale. Uno spettacolo che è un inno al fallimento, forse in primis proprio al fallimento di questo spettacolo, da sbandierare e da amare davanti a un mondo che richiede a tutto e tutti prestazioni e risultati.

 

CAFÉ BERLIN

Kabarett bordello di Marco Maria Linzi

ispirato al fallimento di Kurt Tucholski

TEATRO DELLA CONTRADDIZIONE

18 APRILE – 7 MAGGIO 2017 MAR-SAB: 20:45 / DOM: 16:00

regia di Marco Maria Linzi

musica composta da Massimo Airoldi e Marco Maria Linzi

con Massimo Airoldi, Stefania Apuzzo, Micaela Brignone, Fabio Brusadin, Sabrina Faroldi, Stefano Slocovich, Stefano Tornese, Eugenio Vaccaro, Giacomo Valentini, Nazaré Xavier, Silvia Camellini, Silvia Romito, Jacopo Ferrari Trecate, Giorgia Zaffanelli

produzione Teatro dell’Elfo

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Marco Mingazzini

Nasce a Milano il 16 agosto 1990. Dopo un sudatissimo diploma al liceo classico G. Carducci di Milano, non si rassegna alla noia delle ore di latino e greco e si laurea in lettere presso l'università degli studi di Milano con una tesi sulla triangolarità in Omero. Giornalista free-lance, si appassionò al teatro per portare la ragazza a una serata diversa e da allora non ne è più uscito. Se gli chiedessero i suoi gusti musicali risponderebbe che ascolta in loop la Bohème di Puccini. Ama sopra ogni cosa balneare in spiagge deserte. Per Altrementi recensisce il meglio del teatro milanese.

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