Natale: lo sfogo

Natale: lo sfogo

26 dicembre 2016

La mia presenza sugli scranni di questa chiesa, figlia orrenda e spero disconosciuta dell’architettura moderna, è dovuta ad una tradizione familiare, più che altro. Un semplice modo per stare insieme per quell’ora in più, cosa che a Natale non guasta. Apprezzo molto il modo in cui mamma crede – anima e corpo – al verbo sciorinato dal prete, il modo in cui attualizza il concetto, in cui sorvola la fantascienza superstiziosa dando a questo un’analisi sociale. Ecco perché sopporto questi tre quarti d’ora nell’estraneo recinto cattolico. Basta rimettersi il paraorecchie quando comincia il belato svogliato dei fedeli, quando attaccano col Credo, col Padre Nostro (tutto Vostro) e con il Kyrie Eleison che nessuno sa cosa vuol dire. L’associazione cristiano-ovino è troppo palese per non essere notata, tanto che pure loro si vedono spesso come agnelli, dipendenti dal bastone nodoso di un pastore di anime. Sono, però, ovini molto crudeli tra loro stessi. Cantano con zelo impellettati nella giacca di montone, adempiono alla comunione su suole di pecora e le mani accendono ceri ad un San Crisostomo di Poggioreale facendo capolino da maniche di cachemire. C’è qualcosa che non va. E va peggio in periodo di Pasqua, quando la crudeltà sfocia nel cannibalismo: i pecoroni banchettano al loro Signore con la carne dei loro pargoli agnelli, senza versare una lacrima ma riempiendo i boccali con vini scelti dei colli avellinesi.

Mi sveglio da questo delirio maledicendo i vapori dell’incenso. Mentre confondo ancora pizzetti con barbette caprine e chiome spettinate con corna d’ariete, ha inizio l’omelia che – per gli occasionali – sarebbe la “spiegazione” delle letture fatte. Praticamente ciò per cui compri il biglietto. 5 minuti di banalità ruttate ad una folla accalcata e distratta. La mia faccia cerca disperatamente un’espressione tra il deluso e lo schifato, ma l’unico risultato è una smorfia da ragazzino problematico. Mi alzo per seguire l’orda verso le uscite, affranto. A un signore sulla mezz’età andante ma con la pretesa dei 30 cade il berretto. Lo raccolgo, intercetto lo sbadato sempreverde fuori dalla chiesa e gli rendo il lanoso tappo della sua calvizie. La reazione mi lascia secco: un senso di gratitudine enorme e due occhi sgranati che sembrano dire: grazie Gesù che mi hai donato questo angelo. Gli faccio notare che la mia è stata un’azione dettata esclusivamente dal buon senso e dall’educazione, ma lo sbadato sempreverde si è già allontanato in preda alla sua crisi mistico-cristiana. Lì vado incontro ad un’implosione: un vortice di indignazione. Ma tutta quella gente in quella scatola di timordidio e presepe vivente e Gesùvienidanoi e scendi sulla Terra e dai che siamo tutti raccolti in preghiera che oggi sei nato tu tanti anni fa e siamo tutti più buoni e il panettone Bauli non lo digerisco più mannaggia alla M… questa gente ha veramente bisogno di una religione? L’immagine della signora più oro che anima che va in giro col visone sulle spalle e il cestino delle offerte in mano… La famiglia marcata Gucci che alterna selfie ai momenti di raccoglimento… I padri con la spesa in mano e l’occhio all’orologio che brontolano una lode al Signore Gesù che però potrebbe muovere il culo che devo togliere l’arrosto dal forno. Vedo Babbo Natale che si scambia un segno di pace con i Re Magi e le renne che si abbeverano alla ciotola del bue e dell’asinello. Vedo gonfi portafogli fare “sì” con il biglietto da 100 alle parole del prete. Vedo l’ipocrisia di un Dio che c’è solo quando fa comodo.

The following two tabs change content below.

admin

Ultimi post di admin (vedi tutti)

FacebookTwitterGoogle+

Comments

comments