SSF: L’occasione per partire come volontari in Africa

SSF: L’occasione per partire come volontari in Africa

Volete lasciare i vostri caldi letti e partire per un’esperienza che non solo vi arricchisca, ma possa anche portare un aiuto concreto a chi vive in condizioni più difficili di voi? Una breve chiacchierata con Alessio Vantellini, 25 anni, neolaureato in Biologia dell’Università degli Studi di Milano e da anni membro attivo della Onlus Studenti Senza Frontiere, basterà per convincervi che avete trovato ciò che cercate.

Ciao Alessio, piacere. Per cominciare, raccontaci dove, quando e soprattutto come nasce Studenti Senza Frontiere.

Studenti Senza Frontiere nasce a Roma nel 2009 dall’iniziativa di alcuni studenti universitari, fra cui il nostro presidente Gabriele Zuccaro. Ora siamo presenti anche a Milano, Catania e altre città. In collaborazione con le università promuoviamo iniziative di formazione, campagne di sensibilizzazione e progetti volti al miglioramento delle condizioni di vita nel Sud del mondo.

Si sente molto parlare di Onlus che inviano volontari in Africa e ormai l’azione umanitaria sembra quasi diventata una moda. Ma chi vuole partire non cerca una vacanza (spesso anche molto costosa), bensì un’esperienza vera. Perché Studenti Senza Frontiere è così diversa dalle altre associazioni attive nell’ambito della cooperazione internazionale?

Perché il nostro scopo primario non è dare un aiuto sul breve periodo, ma aiutare le comunità dove operiamo affinché possano auto-riscattarsi, partendo quindi da quelli che consideriamo essere i capisaldi delle società civilizzate: educazione e assistenza sanitaria. Tramite l’educazione i locali possono comprendere meglio il mondo che li circonda, acquisire competenze di base che permettano loro di accedere a gradi di istruzione superiore e favorire lo sviluppo tecnologico della comunità. Al contempo, grazie all’assistenza sanitaria le persone possono vivere più serenamente, pianificando la loro vita a lungo termine, senza doversi preoccupare senza sosta dei problemi quotidiani ed immediati.

Ho sempre desiderato far parte di un’associazione di volontariato ma molte associazioni mi apparivano più “turistiche” che realmente integrate nel territorio. Ho poi scoperto Studenti Senza Frontiere tramite Facebook, sono andato a visitare il sito Internet e mi è sembrato in linea con quello che cercavo: un’esperienza più reale e a contatto con la comunità locale.

A differenza di altre realtà di volontariato, non c’è nessun costo aggiuntivo né tassa da pagare: nessuno ci guadagna un centesimo. Chi lavora con noi lo fa condividendo l’alloggio con i locali, non resta tutto il giorno in strutture dell’associazione. Poter conoscere dall’interno la comunità è fondamentale per comprendere il contesto nel quale si lavora.

Quindi anche tu sei partito come volontario per SSF? Dicci di più sulla tua esperienza!

Ho insegnato Biologia per un mese e mezzo in un piccolo villaggio in Zambia, Katibunga, situato a 50 km dalla prima “città”. All’inizio avevo paura di insegnare ad una classe intera, per giunta non in italiano. In realtà le mie difficoltà con l’inglese non erano niente rispetto a quelle degli altri insegnanti e soprattutto degli studenti, nonostante sia la loro lingua ufficiale. È un ostacolo immenso che impedisce di comprendere i testi scolastici, in particolare quelli scientifici, ricchi di termini specifici senza corrispondenze negli idiomi delle varie tribù. Tuttavia, nonostante soltanto una decina di studenti (su una classe di più di 40) parlassero bene l’inglese, sono riuscito a coinvolgere anche la restante parte con qualche parola di Bemba, la lingua locale. Mi fa tuttora sorridere il fatto che il mio limitato vocabolario di 80/90 parole abbia potuto fare la differenza.

In generale, che azioni organizza SSF? Che attività e progetti sono offerti, sia a chi parte che a chi vuole dare una mano dall’Italia?

Lavoriamo su tre tipi di progetti:

  • Educazione, innanzitutto con volontari che partono per insegnare in scuole attive in zone arretrate. Importante è anche il progetto di sostegno agli studenti universitari di quelle zone in termini economici: le borse di SSF per studenti di medicina sostengono attualmente Remigius e Jackson, e un terzo ragazzo, Emmanuel, si è laureato quest’anno.
  • Sanità, inviando direttamente dall’Italia studenti di medicina e infermieristica per trasmettere metodologie di intervento medico e protocolli per noi scontati, ma spesso sconosciuti in contesti africani. Per questo tipo di progetti, come per quelli di educazione, SSF si appoggia a partner locali, come ad esempio l’ospedale di Nkoaranga o l’Health Center di Hanga, entrambi in Tanzania.
  • Progetti rivolti all’”impegno proattivo”, volte a mettere in contatto le comunità locali con realtà di tipo diverso per acquisire coscienza riguardo i problemi da risolvere.

Per chi vuole aiutare in Italia, c’è la possibilità, oltre alle donazioni e il 5×1000, di prendere parte attivamente ai nostri progetti tramite il Raising Lab, il gruppo che si occupa di raccogliere fondi e di far conoscere SSF (basta scrivere a raising@studentisenzafrontiere.it o a sibilla.restelli@studentisenzafrontiere.it). Attualmente cerchiamo ragazzi che si occupino di fotografia e videomaking, sia per un’azione dall’Italia per quanto riguarda i filmati dei nostri eventi, sia per un intervento diretto sul campo volto a documentare i contesti in cui operiamo e la vita delle comunità nelle quali operiamo. Insomma, chiunque, con le proprie competenze, può essere utile!

In che zone opera SSF? Solo in Africa? E poi, onestamente: non c’è davvero nessun rischio?

SSF opera in Tanzania, presso Nkoaranga, Hanga e Namanyere, e in Zambia, nel villaggio di Katibunga. Negli ultimi anni si sta sviluppando un progetto anche in India, presso Chennai. In generale il pericolo relativo alle aree in cui operiamo viene ingigantito dall’Italia: certo, profilassi come quella antimalarica sono consigliate, vista l’alta incidenza soprattutto nella stagione delle piogge, ma in generale le mete di intervento elencate sono molto sicure. Delle centinaia di volontari partiti, nessuno ha mai avuto problemi di nessun tipo. Non c’è bisogno di essere dei folli avventurieri, basta informarsi tramite SSF sugli eventuali rischi e come prevenirli.

Che procedure bisogna seguire per partire?

Le procedure necessarie per partire richiedono come minimo 7-8 mesi, altrimenti si rischia di arrivare sul posto impreparati. Inoltre i tempi tecnici per la burocrazia, quali passaporto, visti, vaccinazioni e viaggio aereo, portano via parecchio tempo.

Grazie Alessio, ci hai convinti.

Grazie a voi! Per maggiori informazioni, il 7 maggio a Stecca 3 (MM5 Isola, MM2 Garibaldi, ore 18-22) Studenti Senza Frontiere presenterà i propri progetti e obbiettivi attraverso una mostra fotografica con immagini scattate dai nostri eroi in azione. Saranno presenti gran parte dei nostri volontari, che commenteranno gli scatti arricchendoli di particolari e descrizioni riguardo al contesto in cui sono stati fatti. La mostra sarà presentata anche a Roma il 13 maggio a Palazzo Venezia.

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Flavio Edoardo Restelli

Flavio Edoardo Restelli

Classe '96, studia al Campus di Mentone dell'università SciencesPo Paris, incentrato sulle relazioni tra Europa e Medio Oriente. Collabora con Altrementiblog da Giugno 2015, scrive di politica internazionale e cura i progetti e le traduzioni della sezione International del sito. Ama il calcio, la musica elettronica e jazz, l'arabo e chi lo parla.
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