Statale: Contestazione numero chiuso

Statale: Contestazione numero chiuso

28 aprile 2017

- direttore

Il Comitato di Direzione di Studi Umanistici dell’Università Statale di Milano ha deciso di riunirsi venerdì 28 aprile senza la presenza dei rappresentanti degli studenti per discutere del futuro della facoltà di Filosofia, in particolare dell’introduzione del numero chiuso.

 

Da oramai molto tempo alcuni organi dirigenziali dell’Università Statale di Milano stanno spingendo per un filtro che riduca il numero di iscritti nel Dipartimento di Studi Umanistici. Già il Dipartimento di Scienze Politiche ha introdotto il numero chiuso e per quanto riguarda Studi Umanistici è già stato approvato un test autovalutativo che sarà messo in campo per l’anno prossimo sia a Lettere che a Filosofia. L’esito di tale valutazione non comprometterà comunque l’iscrizione, pertanto l’unica finalità è quella di aggiungere un passaggio all’iter d’immatricolazione per dissuadere gli studenti poco motivati nell’iscrizione. Contenere il numero di studenti sembra essere una priorità del Preside di Dipartimento, il quale ha dalla sua una legge che stabilisce un rapporto professori-studenti su base numerica.

 

In risposta alla riunione “privata” indetta dal Comitato di Direzione, le liste di rappresentanza studentesca di Studi Umanistici hanno deciso di indire un presidio davanti alla Sala Lauree per esprimere il proprio dissenso verso un’ipotesi che non ricerca il confronto con gli studenti e tenta anzi di tenerli fuori dal circuito decisionale. La pressione di tale contestazione (svoltasi questa mattina alle 10.00) ha indotto il Comitato a estendere la discussione anche ai rappresentanti degli studenti che in queste ore siedono ad un tavolo per vagliare le proposte in campo ed esserne, per lo meno, informati.

 

Le frizioni tra i rappresentanti e la dirigenza crescono poiché le occasioni di confronto sono poche e poco ricercate da parte della Facoltà proprio mentre la riforma di Studi Umanistici ha modificato sostanzialmente alcuni aspetti fondamentali della vita studentesca. Le problematiche emerse sono numerose: dalla riduzione degli appelli da 10 a 6 alla divisione tra discussione di laurea e proclamazione passando per la sospensione delle attività didattiche durante il mese di aprile. Il mancato confronto con gli studenti è sistematico a detta degli eletti in Dipartimento e certo l’assenza di dialogo tra le parti non aiuta l’elaborazione di proposte a misura di studente.

 

 

 

Venendo al merito, il numero chiuso sembra avere diversi vantaggi tra cui quello di evitare che vi siano troppi laureati che il mercato non riesce ad assorbire. Abbiamo perciò chiesto a Davide Quadrellaro, rappresentante di Studenti Indipendenti, la sua posizione sul tema. Ci ha indicato fondamentalmente tre ragioni per le quali si dichiara contrario al numero chiuso:

 

1) I test d’ ingresso non garantiscono una buona selezione. Questo significa che, pure ammettendo che una selezione vada fatta, i test di ingresso previsti dai numero chiusi non sono funzionali.
2) Ha senso garantire il posto sicuro a poco persone e lasciare gli altri fuori? Il numero chiuso non garantisce alcunché, impedisce semplicemente ad alcuni di avere un’istruzione avanzata e completa, aumentando la possibilità che questi finiscano disoccupati e non trovino lavoro. Meglio aumentare il numero generale di laureati, come molti altri paesi europei stanno facendo.
3) Le possibilità occupazionali di corsi come quelli di studi umanistici non sono prevedibili. Non tutti i laureati diventano insegnanti alle superiori o professori universitari. C’è addirittura gente che, per dire, va a lavorare nel settore dell’intelligenza artificiale o nell’informatica. Questo comporta che abbia poco senso pensare di poter programmare il numero di laureati in filosofia (o in lettere, storia etc.) che ci servono. Il livello di interdisciplinarietà e di mobilità fra settori è tale che pretendere di sapere in anticipo quanti laureati “servono” non è molto realistico.

 

Di contro se tutti hanno il diritto a tentare il percorso universitario si rischia poi, come di fatto avviene, che molti lascino a metà carriera scoraggiati e frustrati. Il numero dei fuoricorso è alto e le aule sono troppo spesso sovraffollate. Non di rado si sente di iscritti ad una facoltà come ripiego perché non si è passato il test di medicina e in questo senso il numero chiuso eviterebbe che le facoltà umanistiche diventino, come oggi accade, il rifugio per tutti gli studenti respinti dalle facoltà scientifiche a numero programmato.

 

In definitiva il numero chiuso tutela certamente gli studenti iscritti ma penalizza chi resta fuori magari perché durante le superiori non è stato dotato di una preparazione sufficiente. È per questo che un test d’ingresso finisce per rappresentare un dispositivo corporativo che chiude ulteriormente l’università. Forse bisognerebbe ragionare maggiormente per una soluzione che migliori l’università al suo interno lasciando aperto, libero e plurale lo spazio pubblico che è oggi e che deve continuare ad essere domani.

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Pietro Savastio

Studente di filosofia alla Statale di Milano, sono attualmente in Erasmus a Strasburgo. Classe '95. «I filosofi sinora hanno solo interpretato il mondo, si tratta di trasformarlo». Dopo la triennale vorrei spostarmi sulla scienza politica: la teoria, senza prassi, è masturbazione intellettuale. Passioni? Politica, giornalismo, cinema, teatro.

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