Tina Modotti: l’occhio e il silenzio

Giorgio De Ambrogio
17 settembre 2015

- Vicedirettore

La vita di Tina Modotti è un romanzo che un fantasioso narratore avrebbe una certa difficoltà a concepire.

Operaia, attrice, fotografa, militante ed esule politica, guerrigliera e giornalista. La straordinaria varietà di esperienze di cui fu partecipe, la passione per la fotografia e la scelta di dedicare la sua arte alla politica, fanno di Tina Modotti un personaggio profondamente affascinante, che suscita in chi ne ha a che fare meraviglia e curiosità, l’una per l’intensità dei suoi scatti e l’altra per la sua vita, ancora ricca di pagine soltanto ipotizzate.

Certo è che il personaggio Tina Modotti occupa una posizione del tutto particolare nella cultura e nella politica, poiché si tratta di un’esperienza a cavallo tra America Latina, Unione Sovietica ed Europa occidentale e poiché è proprio la sua produzione artistica, che si compone di quasi quattrocento fotografie scattate e stampate nei soli sette anni dal 1923 al 1930, ad essere la più grande testimonianza sulla sua vita, sulle sue idee e sulla personale relazione che legò la sua persona e la sua arte alla cultura popolare messicana.

Tina fu Italiana di nascita e Messicana di adozione, visse a Parigi, San Francisco e Mosca, fu al fianco del compagno Vittorio Vidali al comando del V reggimento durante la guerra di secessione spagnola, per poi ritornare nella terra che più l’aveva affascinata, il Messico, dove morì nel 1942, a 46 anni.

Un personaggio dimenticato

Tina Modotti con le sue opere a Città del Messico

E’ necessario che la storia di Tina parta da un taxi di Città del Messico, dove il 5 Gennaio 1942 morì, colpita da un malore.
Nel Marzo di quell’anno un gruppo di amici e artisti messicani organizzò una mostra dedicata a lei, alla Galeria de Arte Mexicana di Città del Messico, dove vennero esposte una cinquantina di fotografie a cui si accompagnava un libro, “Tina Modotti”, che conteneva una prima frammentaria biografia e il ricordo dei compagni artisti, politici e intellettuali.

Da allora più nulla fu scritto né detto su di lei fino al 1972*, anno in cui il Circolo Culturale Elio Mauro di Udine, nel preparare un lavoro di commemorazione sulla guerra di secessione spagnola, si imbatté in Vittorio Vidali, all’epoca comandante del V reggimento delle brigate internazionali e compagno della Modotti.
Vidali regalò al circolo una copia del libro messicano e da allora, con una mostra monografica nel 1973, rinacque in Italia, poi in Europa e poi in tutto il mondo l’interesse artistico per la dimenticata Modotti.

primi esperimenti fotografici all’aria aperta

Il fatto che la fotografa friulana sia stata scoperta solo trent’anni dopo la sua scomparsa, e per giunta in un paese nel quale aveva passato solo un breve periodo di giovinezza, è determinante per capire la scarsità di fonti che si posseggono sulla sua vita.

Solo grazie alla caparbietà di alcuni giornalisti e al lavoro dei centri di cultura italo-latinoamericana è stato possibile ricostruire la sua vicenda, e attorno al suo personaggio si è gradualmente sviluppato non solo l’interesse artistico, ma anche quello politico e culturale di due continenti.


Tre continenti, tre uomini, trecentocinquanta fotografie.

San Francisco 1914.
Emigrata dal Friuli a 17 anni per raggiungere il padre, lavora in una fabbrica tessile e scopre nei teatri di North Beach la passione per la recitazione. Dopo poco, grazie a un pittore francese che diverrà poi suo marito, ottiene la parte della giovane italiana in un piccolo film di Hollywood.

Sul set di The Tiger’s Coat conosce Edward Weston, affermato fotografo americano, di cui diviene in breve tempo modella, amante e compagna, e con il quale decide, nel 1920 di trasferirsi a Città del Messico, attratta dal fervente clima culturale postrivoluzionario e dalle nuove possibilità per l’attività fotografica del compagno.
Da Weston, che resterà in Messico cinque anni, impara le tecniche della fotografia, con una particolare attenzione per la fotografia da studio: ritratti e nature morte. Scatta con una macchina Graflex di difficile trasporto e scarsa maneggevolezza. Tina Modotti chitarra falce munizioni

In questo periodo, incantata dal caos messicano, dalle speranze e dalla riorganizzazione dello stato, cambia radicalmente i soggetti della sua fotografia, spostando la sua concentrazione e il suo obiettivo sulla vita del popolo, dando così inizio al suo lavoro fotografico indipendente.
In breve tempo i suoi scatti sono pubblicati su El Machete, quotidiano di riferimento del partito comunista Messicano, e la Modotti viene assorbita completamente dalla vita politica e intellettuale, a fianco dei grandi pittori muralisti della rivoluzione, in particolare Diego Rivera di cui fotografò diversi murales nella capitale.

Tina Modotti insieme a Frida Kahlo

Tina Modotti insieme a Frida Kahlo

L’amicizia e la passione per la giovanissima moglie di Rivera, Frida Kahlo, la avvicinano ancora più profondamente alla cultura popolare come soggetto della sua opera: fotografia e pittura vogliono mostrare la rivoluzione in perfetta continuità con la tradizione centramericana, e l’occhio della Modotti coglie questa continuità negli sguardi e negli scorci di vita che colleziona in giro per il Messico.

Se il debito nei confronti della Kahlo è la presa di consapevolezza della possibilità politica dell’arte, è a un altro personaggio, il giovane rivoluzionario cubano Juan Antonio Mella, che Tina Modotti deve la vera coscienza politica, poiché è al suo fianco, anche se solo per pochi mesi tra il 1928 e il 1929(quando verrà assassinato), che Tina decide di dedicarsi totalmente alla politica, e di fare della sua arte non un binario indipendente ma un servizio alla causa messicana.
La sua fotografia passa ad essere strumento di denuncia della condizione del popolo messicano, in particolare negli scatti di Tehuantepec, regione nel sud del Messico in cui la Modotti compie un viaggio alla ricerca di una vera identità popolare.
La mostra che seguirà, inaugurata nell’Università Autonoma di Città del Messico è il momento in cui è maggiormente riconosciuto il valore artistico e politico della sua fotografia.

Donna con bandiera, 1925

Donna con bandiera, 1925

Da qui la certezza sulle sue tracce diventa sempre più sottile.
Nel febbraio dell’anno successivo, accusata di aver partecipato ad un attentato contro il nuovo capo dello stato, è costretta all’esilio, e si imbarca verso l’Europa, che aveva abbandonato diciassette anni prima.
Da questo momento in poi avrà al suo fianco Vittorio Vidali, militante italo-messicano del partito comunista sovietico che la introdurrà negli ambienti del Comintern.

In un primo momento i due sono nella Berlino della Repubblica di Weimar, dove Tina ha modo di conoscere le avanguardie tecniche della fotografia e in particolar modo del fotogiornalismo.
Scatta qualche foto con una nuova Leica portatile, conosce Lotte Jacobi e Robert Capa ma capisce che l’Europa viaggia in un’altra direzione rispetto alla sua idea di fotografia e che le sue tecniche e i suoi soggetti appartengono a un luogo e ad un tempo diverso.
Pubblica qualche foto in giornali berlinesi ed allestisce un’ultima mostra a Mosca, dove espone alcuni dei suoi scatti messicani e dopo la quale si perdono le tracce della Modotti fotografa.
L’abbandono della fotografia è probabilmente dettato dalle divergenze con gli stili, i soggetti e le tecniche della fotografia europea, e contemporaneamente dall’impegno nel Soccorso Rosso Internazionale e nell’ attività comunista e rivoluzionaria che porterà avanti per il resto della sua vita.

Madre con bambino, 1926

Madre con bambino, 1926

Nel 1936, allo scoppio della Guerra Civile Spagnola, passa a sostegno di Vidali alla guida del Quinto Reggimento delle Brigate internazionali, dove conosce Neruda, Hemingway e André Malraux.
Organizza congressi e pubblicazioni di giornali, scrive manifesti e combatte.

Nel 1938, a guerra ormai persa, riesce a tornare in Messico con Vidali, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita in cui, si dice, abbia avuto un ruolo marginale nell’ assassinio di Lev Trockij, avvenuto a Coyoacàn nel 1940.

E’ questa, anche se per sommi capi, l’esperienza che rende Tina Modotti una delle figlie più stravaganti del primo novecento, capace di assorbire l’enorme peso ideologico, culturale e rivoluzionario e di fissarne l’intensità nei suoi scatti.

*1983, Frida Kahlo and Tina Modotti, un cortometraggio di Laura Mulvey e Peter Wollen https://www.youtube.com/watch?v=gsq2umalJbw&hd=1

*nelle edizioni del 1964 e del 1972 l’History of Photography di Beaumont Newhall pubblica nel suo testo una fotografia della Modotti, Madre con Bambino, ma senza alcuna spiegazione o commento. Nell’edizione “riveduta e ampliata” del 1982, poi, la fotografia non compare più “per motivi di spazio”.

The following two tabs change content below.
Giorgio De Ambrogio

Giorgio De Ambrogio

Nato a Monza nel 1995, sono tra i fondatori di Altrementiblog, con cui lavoro dall'inizio scrivendo, traducendo e organizzando la vita del blog. Dopo un anno passato a Parigi studio Scienze Politiche all'Università Statale di Milano. Da Febbraio 2015 curo LuTeatro, il progetto teatrale di Altrementiblog e LUME che porta in scena giovani attori nella cripta più accogliente di Milano . Scrivo di politica e letterature, mi affascina il teatro.
FacebookTwitterGoogle+

Comments

comments